Le tre del mattino – di Gianrico Carofiglio

ascolto, empatia, gestione delle emozioni
  • le tre del mattino

“Nella vera notte buia dell’anima sono sempre le tre del mattino”, ma forse non sempre! In questo romanzo le tre del mattino diventano, al contrario, un momento magico!

Si riflette su quanto è difficile essere genitori.

E, parimenti, su quanto è difficile essere figli!

Soprattutto quando la famiglia attraversa momenti difficili, a volte veri e propri stravolgimenti. Un turbinio di emozioni si fa strada nei cuori delle persone coinvolte. Soprattutto dei figli, che spesso sono le vere vittime. Paura per cosa sta per succedere, per quel nuovo senso di instabilità, incertezza per un futuro che non tranquillizza più. Un senso di inadeguatezza misto a sensi di colpa per esserne stati, forse, la causa.

A volte, invece, i figli danno la colpa ad uno dei due genitori, che automaticamente subisce un allontanamento. E possono essere necessari anni per recuperare un rapporto “sano”.

E molto impegno e fatica.

Rapporti che si perdono, ma che a volte, fortunatamente, si ritrovano, aprendo porte su stanze tenute nascoste per anni.

Questo il terreno su cui si sviluppa la storia di “le tre del mattino” magistralmente scritto da Gianrico Carofiglio. Cattura ed affascina fin dalle prime righe e sorprende fino all’ultima pagina.

Nodo cruciale è proprio il rapporto tra un padre separato ed un figlio adolescente, che attribuisce tutta la responsabilità della fine della sua famiglia al padre. Portandolo ad un allontanamento sempre più insanabile.

Fino a quando, nella narrazione, avviene qualcosa che li obbligherà a condividere intimamente un momento della loro vita. Da soli.

Tre giorni e due notti intensi, che cambieranno per sempre le percezioni reciproche di entrambi.

Si scopriranno persone diverse da quelle che avevano sempre ritenuto.

Il padre si apre con il figlio Antonio come mai aveva fatto prima, raccontando un sé inedito. Le sue esperienze da adolescente, anche le più segrete. Questo permetterà ad Antonio di scoprire un padre/ragazzo non poi così lontano da lui. I ragazzi sono curiosi di scoprire come sono stati i loro genitori alla loro età. Di conoscere le loro paure, le loro fragilità, le speranze e i sogni che coltivavano.

Le tre del mattino fa riflettere molto sul rapporto genitori figli, in modo particolare sul rapporto padre figlio. Carofiglio descrive un rapporto conflittuale tra due generazioni, come spesso accade, che difficilmente trovano un terreno comune su cui incontrarsi. Ognuno pensa di non poter essere compreso dall’altro, ci si sente molto lontani e molto diversi. Ma poi, diversi da chi?

Capita che i genitori vedano nei propri figli degli eterni bambini. Che non crescono mai, incapaci di prendere decisioni ed acquisire responsabilità, da proteggere ad ogni costo. I figli adolescenti vedono nei genitori delle persone che non sono mai state bambini o ragazzi. E che quindi non possono comprendere le emozioni che loro, in quel momento peculiare della loro vita, stanno sperimentando.

Ma come diceva Il piccolo principe “Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi se ne ricordano”. E forse questo potrebbe essere il segreto! Rimettersi in contatto con quel bambino di pascoliana memoria che è in noi. Che ci permette di avvicinare i ragazzi e renderci più simili a loro. Entrare in empatia con loro, in contatto con le loro emozioni. Scoprendoci un po’ con loro e mostrando anche il nostro lato più fragile, più emotivo, più vero.

In un passo de le tre del mattino Antonio deve prendere una decisione. “Mio padre lasciò passare forse mezzo minuto, poi si voltò verso di me. Te la senti? Io feci di sì col capo, non tanto perché fossi sicuro di sentirmela davvero, ma per il modo in cui me lo ha chiesto. Da uomo a uomo, mostrandomi rispetto.” Dimostrare considerazione, rispetto, affetto per loro, senza timore di risultare deboli può essere la chiave di volta. Permette di insegnare loro a prendere delle scelte sostenibili nel tempo ed emotivamente intelligenti. Da qui Antonio comincia a guardare il padre con occhi diversi. Si accorge che parla francese, non è poi così vecchio, è simpatico, e comincia a rivalutare la sua figura.

I ragazzi non aspettano altro che di trovare un punto d’incontro con i loro genitori.

I genitori, spesso, non aspettano altro che i loro figli si aprano ad un ascolto empatico.

Gettiamo via le corazze che a volte mettiamo per protezione, difesa, e prepariamo un terreno comune su cui confrontarsi.

 “Sono fermo con la mente a quando eri un ragazzino e mi stupisco che tu ti esprima in questo modo. Ricercato, adulto, intendo” dice il padre, come se vedesse Antonio davvero per la prima volta, dopo anni. Antonio afferma: “fino a due giorni fa io non conoscevo mio padre”. Questi alcuni scambi de le tre del mattino.

Ogni tanto dovremmo effettuare una “balikwas, che in filippino significa più o meno: saltare all’improvviso in un’altra situazione e sentirsi sorpreso. Cambiare il proprio punto di vista, vedere cose che credevamo di conoscere in un modo diverso.

“Di tanto in tanto, è salutare mettere un punto interrogativo a ciò che a lungo si era dato per scontato”Bertrand Russell

 

di Federica Ferrante


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Emozioni, Libro, rapporto genitori e figli
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