Wonder – di Stephen Chbosky

Comunicazione efficace ed empatica

Wonder, prodigio, film carico di emozioni, che ci introduce nel delicato rapporto genitori figli, lacrime e sorrisi che si rincorrono.

Il tema della crescita umana, personale, è il fulcro. Pone l’accento su come le più grandi evoluzioni nelle nostre vite abbiano luogo passando per grandi sofferenze. È il come reagiamo alle prove che ci vengono messe di fronte che farà la differenza e potrà rendere la nostra vita un inferno o un paradiso.

Eh si, perché dipende davvero tutto da noi. Da cosa decidiamo di fare con ciò che ci capita.

Il film è costruito su una diversità esteriore che, inizialmente, crea imbarazzo, discriminazione ed isolamento per il protagonista Aggie, nonostante sia sostenuto da una splendida famiglia. Famiglia molto strutturata, che offre enormi spunti su come sostenere un caro in momenti di difficoltà, senza pietismi e buonismi, ma con amore, forza, coraggio e determinazione. Questa diversità cambierà Aggie e tutte le persone che con lui verranno in contatto.

Il primo giorno di scuola Aggie si sente pietrificato entrando nel cortile, e allora si immagina con una tuta da astronauta che sta camminando verso la sua navicella spaziale. Con il potere della visualizzazione riesce a trasformare quel momento difficile in una cosa decisamente stimolante ed energizzante per lui. Ricordiamo che ciò che diciamo alla nostra mente determina i nostri stati d’animo che producono comportamenti ed azioni che genereranno risultati. Da qui parte, tra alti e bassi, la costruzione di un nuovo Aggie, di un ragazzino sempre più consapevole delle sue qualità e del suo valore: “Non puoi nasconderti se sei nato per emergere: non puoi sottrarti al tuo destino” gli ricorda la sorella. Diventerà un vero leader per molti suoi compagni, grazie alla congruenza del rimanere ciò che è, senza voler essere per forza qualcun altro o qualcos’altro. Lotta per loro. Si dimostra sempre disponibile e aperto per aiutarli e sostenerli negli studi. Autoironico e divertente.

Le persone vanno conosciute a fondo e per ciò che realmente sono. I nostri occhi devono guardare oltre l’aspetto fisico, è necessario lanciare il nostro cuore oltre l’apparenza.

“-Tu non sei brutto Aggie.

-Tu lo devi dire per forza perché sei mia mamma.

-Perché sono tua mamma vale di più, perché ti conosco di più”.

Spesso rimaniamo imbrigliati in ciò che NOI comprendiamo di una certa situazione nella nostra interpretazione. Ma c’è sempre un altro punto di vista nelle cose. Wonder ci aiuta a capirlo grazie ad una struttura narrativa particolare. Non appena l’ombra del giudizio, su una situazione o su un personaggio, si fa strada nella nostra mente, ecco che la narrazione prosegue proprio con gli occhi di quel personaggio, svelandoci quello che è invisibile ai nostri occhi (citando Il Piccolo Principe). Così ci svela un altro punto di vista, le motivazioni, il perché di scelte e comportamenti che prima non avevamo visto, capito. Improvvisamente comprendiamo, giustifichiamo scelte, ci immedesimiamo in stati d’animo che non avevamo considerato e neanche immaginato. È importantissimo capire in profondità cosa sta provando una persona, la sua interpretazione della realtà, prima di giungere alla conclusione.

Imparare ad ascoltare e comprendere è la prima arma per una comunicazione efficace ed empatica, per diventare degli esseri UMANI migliori. L’insegnante di lettere in Wonder ci invita a porci COSTANTEMENTE una domanda: Che cos’è che aspiro a diventare? Ad ognuno di noi la risposta!

Sorridete sempre alla vita e la vita Vi sorriderà!

 

di Federica Ferrante

Wonder

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Cinema, Film, rapporto genitori e figli
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